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Io non sono un gabbiano

ideazione e regia Stefano Cordella
con Daniele Crasti, Francesco Meola, Dario Merlini, Camilla Pistorello, Dario Sansalone,
Umberto Terruso, Camilla Violante Scheller, Fabio Zulli
disegno luci Giuliano Almerighi/Stefano Capra
tecnico luci Stefano Capra
sound design Gianluca Agostini
costumi Stefania Coretti e Simone Pisani
assistente alla regia Noemi Radice
organizzazione Valeria Brizzi
con il sostegno di Armunia Centro di Residenze Teatrali
produzione Òyes
si ringrazia Maurizio Porro
durata 90 minuti
trailer

10 gennaio ore 21.00 Teatro Comunale Lucio Dalla, Manfredonia (FG)
11 gennaio ore 21.00 Teatro Comunale, Massafra (TA)
12 gennaio ore 22.30 Teatro Comunale Rossini, Gioia del Colle (BA)
30 gennaio ore 21.00 Ridotto del Teatro VerdiPadova
10 febbraio ore 21.00 Teatro Municipale, Costigliole d'Asti (AT)
11 febbraio ore 17.00 Teatro Vecchio Mercato, Gassino Torinese (TO)
13 ottobre ore 21.15 Teatro Solvay Rosignano, Solvay (LI)
14, 15 novembre Teatro Grassi, Milano


ph Angelo Maggio
      

Io Non Sono un Gabbiano si apre con il funerale di Arkadina, nell'aria risuonano le note di una marcia funebre. La comunità si riunisce per ricordare e rendere omaggio alla grande attrice. Ben presto, le orazioni di amici e parenti assumono l'aspetto di performance artistiche, dato che quasi tutti i partecipanti sono, o si sentono, artisti o aspiranti tali: dal logorroico maestro Medvedenko, sedicente stand up comedian a tempo perso, a Nina e Kostja. Lei sogna di raggiungere la fama come attrice, lui è ossessionato dalla ricerca di “forme nuove” nel teatro e nella vita. Quello che comincia come un omaggio sotto forma di monologo da parte di Nina viene però improvvisamente interrotto da Kostja che si “mette a nudo” nello sconcerto dei presenti, rivelando il suo rancore e il desiderio disperato di essere amato da una madre ingombrante e anaffettiva, irraggiungibile modello di riferimento e, al tempo stesso, incarnazione di tutto ciò che il ragazzo vorrebbe distruggere e rivoluzionare. Solo Dorn, dottore emotivamente “anestetizzato” dalla razionalità ha parole d'elogio per il gesto provocatorio, a suo dire capace di scatenare delle reazioni autentiche. Toccherà a Trigorin, famoso scrittore, ristabilire l'ufficialità della situazione con un commovente discorso dedicato alla defunta compagna.
Nina reagisce sentendosi tradita da Kostja, gli rivela l'ammirazione che prova per Arkadina e per Trigorin, e l'incomprensione nei confronti della sua ossessione per la ricerca di nuovi mezzi espressivi che, a suo dire, lo rende rabbioso, autodistruttivo e criptico, alienandolo dal resto del mondo e compromettendo la loro stessa relazione sentimentale. Ma Kostja non si arrende: lo spettacolo assume la forma di una serie di performances, installazioni video, monologhi, poesie, minacce di suicidio che si confondono con l'happening artistico, attraverso le quali egli continua la sua ricerca e, al tempo stesso, grida al mondo, a Nina e a sua madre il suo bisogno d'amore, la gelosia nei confronti di Trigorin, “artista dell'ovvio” e suo rivale per il cuore di Nina e l'odio per tutto ciò che sia convenzione o stereotipo letterario.
Ma solitudine, senso di inadeguatezza, rifiuto, fallimento e ricerca di felicità non sono solo suoi: tutti i personaggi esprimono (in una serie di monologhi e dialoghi che potrebbero essere ulteriori performances o allucinazioni di Kostja) la propria paura nei confronti di una vita sprecata. Nina e Trigorin vedono presto svanire i loro sogni di felicità e l'affetto reciproco nell'indifferenza, Masha sposa il suo eterno spasimante Medvedenko, pur essendo chiaro per entrambi che il matrimonio sia solo un ripiego per lei, rifiutata da Kostja; fino ad arrivare a Sorin, il barista del paese, dal quale non si è mai allontanato e, letteralmente, morto senza accorgersene. I personaggi si ritrovano nuovamente, “felici”, come fa notare Medvedenko in un nuovo discorso per le nozze che trasuda sconfitta e tristezza. Apparentemente tutti hanno realizzato i propri sogni: Nina è un'attrice professionista, Kostja ha raggiunto la fama al prezzo della propria libertà creativa, gli sposi si baciano. Evviva gli sposi. Eppure tutti sono spenti, soli, forse morti. Nell'aria ora si sentono le note di “Felicità” di Albano e Romina, al posto del requiem iniziale, ma la differenza è impercettibile.

Io non sono un gabbiano è stato selezionato da: Piccolo Teatro, Teatro Stabile del Veneto, Piemonte dal Vivo, Teatro Pubblico Pugliese, Armunia


Contatti
346 6750463 | [email protected] | www.oyes.it

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