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Nicolas Seydoux (Gaumont) lapidario su cinema in sala, Netflix, Venezia e cinema italiano

Dura presa di posizione dell’influente amministratore delegato Gaumont, Nicolas Seydoux, sulle decisioni di Alberto Barbera in merito alla selezione di Roma a Venezia. Dal Festival del Cairo, dove entrambi hanno svolto master class, Seydoux ha dichiarato a Screen International: “A Venezia hanno premiato un film che non sarà distribuito nei cinema: non importa chi sia il regista, vuol dire che non è un film. Il tema è che un film è definito tale se ha una prima uscita in sala, punto”. Roma doveva debuttare a Cannes ma, a fronte della proposta del fuori concorso, Netflix ha ritirato il film. 

Seydoux è tra i pesi massimi dell’industria francese che hanno chiesto a Thierry Frémaux di non inserire in concorso i film Netflix. La cronologia francese dei media prevede 36 mesi di window tra sala e streaming, termine che sarà ridotto con l’imminente riforma, non abbastanza da persuadere Netflix a mutare strategia. “O Cannes è un festival del cinema e non mostra opere non realizzate per il cinema, o se cambia le regole non è più un festival del cinema, ma un festival televisivo o delle piattaforme”, le poco concilianti dichiarazioni di Seydoux, che ha aggiunto di ritenere che se l’industria francese consentisse una significativa riduzione della window theatrical le sale cesserebbero di esistere e il pubblico crollerebbe come è avvenuto dopo il lancio della televisione negli anni ’50. “Siamo al centro di un’altra rivoluzione, con le piattaforme presenti nel finanziamento, nella produzione e della qualità delle serie televisive. Non c’è certezza che le sale domani saranno ancora lì, per domani intendo da qui a 20 anni”.  

Seydoux ha aggiunto che il cinema francese continua ad essere una delle due sole industrie occidentali, al fianco di quella statunitense, solo attraverso una gestione attenta: “Guardate all’Italia, che aveva il più grande cinema dopo gli USA: non esiste più cinema, naturalmente esistono dei talenti ma non un cinema inteso come attività economica che si misura innanzitutto dal numero di spettatori in sala, e poi dal numero dei film prodotti”. Perché sopravvivano, i cinema devono essere trattati come un’entità speciale: “La differenza tra un film per il cinema e uno per la TV non è la qualità del girato, è dove avviene la prima scita: c’è bisogno di una finestra riservata perché, se distribuisci un film allo stesso tempo, la gente esterà a casa o sul proprio tablet”. Il modello suggerito è simile a quello che lega cinema francese e Canal Plus, che prevede che la pay tv investa nei film in cambio di una window più breve rispetto alle altre emittenti. Gaumont è partner di Netflix per serie come Narcos: “Netflix è eccellente ma non produrrà cinema, anche se lavora con persone che sono stati registi di cinema. Potrete non essere d’accordo, ma se volete che il cinema sopravviva dovete capire che un film è cinema se esce in sala”.       (Fonte: ScreenDaily) 

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