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Ogni Teatro è il Teatro di Mariupol

Condividiamo il pensiero di Stefano Massini, scrittore italiano già consulente artistico del Piccolo Teatro di Milano.

Sulla sua pagina Facebook mercoledì 16 marzo scrive:

«Questo era il teatro di Mariupol. È stato centrato da un colpo di artiglieria, con mille rifugiati al suo interno. Il teatro è un luogo, da sempre, in cui l’essere umano mostra il meglio di se stesso. Un luogo di parole, di versi, di bellezza, di corpi, di visioni, di scene scolpite e dipinte, di costumi disegnati e cuciti, un luogo di domande e di memorie. Insomma il meglio che l’umanità può esprimere. Stasera il teatro di prosa di Mariupol è stato distrutto, non esiste più, sono macerie, e si scava per portare in salvo i sopravvissuti di quella folla di persone che in un teatro trovavano stavolta un rifugio anche fisico, reale, non solo simbolico, contro il male del mondo. Il teatro li accoglieva, come fanno da sempre i teatri che nella storia del mondo nascono per il bene di chi vi entra. Ecco perché la strage del teatro di Mariupol è un evento catastrofico che non può passare in silenzio nei teatri del mondo. Da uomo di teatro sono colpito e addolorato come non mai, per cui provo a lanciare a tutti coloro che fanno teatro una semplice proposta: ogni teatro nel fine settimana esponga una grande M sulle proprie porte esterne. Sarà come se tutti i teatri fossero “il teatro di Mariupol”, e come tali, in parte, fossero stati colpiti anche loro».

Stando alle ultime notizie, secondo l'agenzia Ukrinform che cita la parlamentare ucraina Olga Stefanyshyna, sono più di cento i superstiti.

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